{"id":1405,"date":"2013-05-22T00:00:00","date_gmt":"2013-05-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/abdp.it\/blog\/2013\/05\/22\/rosaria-e-quel-perdono-che-violenta-le-donne\/"},"modified":"2013-05-22T00:00:00","modified_gmt":"2013-05-21T22:00:00","slug":"rosaria-e-quel-perdono-che-violenta-le-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/abdp.it\/blog\/2013\/05\/22\/rosaria-e-quel-perdono-che-violenta-le-donne\/","title":{"rendered":"Rosaria e quel perdono che violenta le donne"},"content":{"rendered":"

Lui l’ha massacrata a calci e pugni nella pancia; lei ha dovuto subire due operazioni, \u00e8 ancora in prognosi riservata ed \u00e8 senza milza. Lei ora dice di volerlo perdonare e di desiderare di tornare con lui. Perch\u00e9 lo “ama da morire”. Appunto: da voler morire. Non \u00e8 spiegabile in altro modo la difesa del quasi omicida (“non voleva farmi del male” “non ho lividi in faccia”) da parte di una donna che \u00e8 finita, grazie alle sue botte, in una pozza di sangue, calpestata nel corpo, nel cuore, nella dignit\u00e0. Forse la sua anima \u00e8 gi\u00e0 stata uccisa da quell’uomo, che lei ora non vuole n\u00e9 denunciare, n\u00e9 lasciare. Non pu\u00f2, quindi, rendersi pi\u00f9 conto che \u00e8 il perdono a nutrire la violenza: il carnefice si vuole abbeverare di una quantit\u00e0 sempre maggiore di orrore e di strazio, per calmare il suo mostro interno, che s’acquieta di tanto in tanto solo per ricaricarsi di un’energia pi\u00f9 feroce. Non \u00e8 follia quella degli uomini che picchiano: \u00e8 follia quella delle donne che non scappano al primo schiaffo. Dal ceffone alla mano omicida, il percorso \u00e8 garantito dalla cattiveria primordiale e ingovernabile di uomini possessivi, rabbiosi, incolti, maledetti, disumani. E le donne hanno molta paura all’idea di restare sole, invece di essere atterrite dagli abbracci di un orco sanguinario. Si vergognano di denunciare, di fuggire, di chiedere aiuto agli altri, invece di sentirsi oltraggiate dal disprezzo di una bestia deforme. ,Non si amano, queste donne dipendenti dalla violenza. Si svalutano, si credono inutili e quasi sembra vogliano comunicarlo al killer, scelto e alimentato da loro, per farsi sopprimere. Oppure dicono di volersi immolare sull’altare sacrificale della maternit\u00e0: “non posso lasciarlo, non posso denunciarlo, ci sono i figli”. Balle! Cos\u00ec facendo, non si comportano da eroine, ma imprigionano i figli negli effetti devastanti della violenza assistita, coltivano la catena generazionale della brutalit\u00e0, sfamano le loro creature con lividi, urla e bestemmie quotidiane. ,Pi\u00f9 tenaci di Penelope, ogni giorno ricuciono la loro vita strappata, convinte di tessere la tela preziosa della famiglia unita e invece allestiscono i drappi funebri dei sentimenti, dei diritti, del rispetto; spesso della vita loro e dei figli. Queste donne non sono pazze in senso psichiatrico, perch\u00e9 ce ne sono troppe che subiscono, accettano, rimandano, sperano. La violenza domestica \u00e8 purtroppo un dramma sommerso dal pudore personale, dalla vergogna sociale, dalla paura di non essere protette. L’accoglienza e la tutela sono affidate pi\u00f9 ai privati che alle istituzioni. Oltre la met\u00e0 delle denunce vengono, infatti, con grave colpa, archiviate o abbandonate. Le poche belve che vengono perseguite, tornano presto in libert\u00e0, senza essere state rieducate, ma anzi con in bocca il sapore sanguinolento della vendetta. Ancora, del resto, c’\u00e8 chi insegna alle donne a subire; chi crede che sia normale per un marito picchiare la moglie; chi considera la separazione una violenza ai bambini; chi \u00e8 convinto che i panni sporchi si debbano lavare in famiglia. ,Dunque si pu\u00f2 pensare che le vittime della violenza siano anche vittime di una “cultura” sbagliata. Cultura, paura, vergogna, sacrificio, ma di che cosa vogliamo parlare di fronte al valore della vita e della libert\u00e0 di essere? Molti di noi, tutti anzi, invece di blaterare di quote rosa, dovremmo rendere le donne, figlie, sorelle, madri, meno deboli nel rapporto di coppia. Potremmo cominciare col dire loro che il diritto a essere mantenute \u00e8 molto meno significativo di quello a essere rispettate. Potremmo anche suggerire di valutare bene i segni premonitori della sopraffazione in colui che decidono di volere con s\u00e9 nella coppia: le parolacce frequenti, le urla, gli scatti improvvisi, lo spintone, uno schiaffo, la possessivit\u00e0, la persecutoriet\u00e0, il controllo, il repentino isolamento, le reazioni inadeguate. E potremmo infine spiegare che le scuse sono pur sempre un patteggiamento, cos\u00ec come il perdono. Il “reato” \u00e8 stato consumato e confessato ma non sanzionato. Il che vuol dire che il delinquente non ha avuto modo di pentirsi. Dunque ripeter\u00e0 il gesto aggressivo e lesivo. Inutile illudersi. Il seme della violenza si nutre di compromessi, fino ad acquistare un potere distruttivo nel vuoto d’amore. C’\u00e8 un momento, anche molto prima della tragedia, per scegliere di scappare: “perch\u00e9 la libert\u00e0, uno se la prende, e ciascuno \u00e8 libero quanto vuole esserlo” (J. Baldwin).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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