Annamaria Bernardini de Pace, la libertà di scelta e i diritti delle persone. Intervista esclusiva

LE INTERVISTE DE L’INCONTRO
Di Riccardo Rossotto

Proprio in occasione del 4° compleanno de L’Incontro (Annamaria è sempre stata una sostenitrice della nostra testata) avevamo programmato un’intervista. Un’analisi sullo “stato dell’arte” dei diritti delle persone in un paese governato per la prima volta nella sua storia dal Centro Destra con una donna a Palazzo Chigi. E che donna! Con una storia personale potente, faticosa, ammirevole al di là e al di sopra delle sue idee politiche.

Così mentre cercavamo di trovare uno “slot” per il nostro colloquio (Annamaria ha un’agenda giornaliera infernale scandita certamente dai suoi impegni di lavoro ma anche da una passione, curiosità e generosità rare in una donna che potrebbe occuparsi affettuosamente dei suoi nipotini tralasciando tutto il resto: e invece no, li cura, li ama, li coccola ma riesce a riempire la sua giornata anche di altre, mille cose diverse), è scoppiata la polemica sul tema dei bambini di coppie omosessuali, polemica che ha reso ancora più di attualità la nostra chiacchierata. Ci conosciamo da anni e abbiamo sempre avuto appassionati confronti sui temi più vari del nostro vivere quotidiano.

La capacità di ascolto reciproca, combinata con la passione di difendere le proprie idee soprattutto a tutela delle parti più fragili, quasi sempre i bambini, ci ha permesso di continuare a tenere aperto un microfono importante, basato sul rispetto delle idee altrui ma anche e soprattutto sull’energia di battersi per le proprie. Riusciamo a bloccarla mentre, in auto, viaggia dalla sua amata Monopoli in Puglia verso Roma. È domenica, ma per Annamaria ogni giorno è una scoperta, una sfida arricchita di eventi, incontri, viaggi, letture.

Non esistono cittadini di serie A e B

Partiamo dunque proprio dalla polemica nata in Parlamento dove è in corso un vivacissimo scontro tra maggioranza e opposizione sul parere da mandare a Strasburgo sul riconoscimento dei genitori gay. “Ogni valutazione su questi delicatissimi temi – esordisce l’avvocato Bernardini De Pace – deve partire dalla nostra Costituzione che all’art. 3, una delle pietre fondanti della nostra fantastica prima parte della Carta, recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Dunque non possono esistere bambini di serie A o bambini di serie B, famiglie di serie A o famiglie di serie B. Ogni disparità di trattamento deve essere contrastata proprio alla luce dei principi costituzionali”.

Annamaria ci tiene però a sottolineare un ulteriore aspetto della questione: “Io comunque sto sempre dalla parte dei bambini, la parte debole: i soggetti che non decidono il loro futuro. Perché immaginare di ridurre i loro diritti, perché negargli con motivi più o meno pretestuosi, l’accesso ai diritti fondamentali della nostra coesistenza pacifica, a causa di scelte non loro ma di altri? Non mi piacerebbe vivere in un Paese in cui l’anagrafe si rifiuta di registrare un bambino per ragioni che contrastano con l’art. 3 della Costituzione”.

Utero in affitto, fine vita e matrimoni gay

Probabilmente è uno sbaglio confondere e mettere insieme due tematiche profondamente diverse quali “l’utero in affitto” e invece la negazione dei diritti dei bambini che vengono alla luce nel nostro Paese, a prescindere dal “come”. “Sì è vero, io per esempio sono contraria ad una eventuale legge che permetta in Italia ‘l’utero in affitto’. È un tema che deve essere metabolizzato, disciplinato e in ogni caso deve partire da dei principi che salvaguardino la dignità delle donne e delle mamme”. Iniziamo, a questo punto, a parlare con Annamaria dei vari dossier aperti sui temi riguardanti i diritti civili e sociali nel nostro Paese.

Partiamo dal “fine vita”. La sentenza del 2019 della Consulta, dopo il caso DJ Fabo – Cappato, ha sollecitato il Parlamento a legiferare in merito. Esiste una proposta di legge depositata dal gruppo Verdi-Sinistra sul suicidio assistito che semplifica procedura e amplia i casi permessi. La volontà della neosegretaria del PD Elly Schlein è di metterla in calendario in Parlamento al più presto: “Io ho sofferto molto la scomparsa dei miei genitori, molti anni fa – dice Annamaria – Ho assistito mia madre nell’ultimo mese della sua vita e mi sono battuta perché potesse conservare una qualità della vita anche in quei tragici momenti. Ho rischiato anche di essere accusata di accanimento terapeutico: ho avuto confronti vivaci, appassionati e sofferti con i miei fratelli in quei giorni. Non rimpiango nulla di quello che ho fatto, perché quelle ore trascorse con la mia mamma sono indimenticabili anche se mi sono costate dolore e sofferenza. Su questa materia io sono convinta che ciascuno debba avere la libertà di scelta: lo Stato deve limitarsi a riconoscere il diritto di ciascuno di noi a scegliere il suo destino”.

Passiamo al tema dei matrimoni omosessuali: dopo le unioni civili (la legge Cirinnà) si sta ragionando su una legge che disciplini i matrimoni tra coppie omosessuali: “Va eliminata questa disparità di trattamento che esiste tra le coppie etero e le coppie omo in materia di matrimonio e ci batteremo per il matrimonio egualitario”, ha detto recentemente Alessandro Zan, responsabile del PD in questa materia. “Io sono d’accordo con il contenuto della proposta sul matrimonio egualitario predisposta e firmata da Ivan Scalfarotto per Italia Viva – commenta Annamaria – fin da quando ero una giovane adolescente mi sono battuta per questo diritto di un matrimonio sia per gli eterosessuali sia per gli omosessuali”.

Legalizzazione delle droghe leggere e Ius Soli

Sulla legalizzazione della cannabis, l’avv. Bernardini è rigorosamente contraria: “Sono contrarissima a ogni forma di legalizzazione; quando la droga si impadronisce di te, sei perduto per sempre. La legalizzazione, anche se presentasse degli aspetti positivi, evidenzia sempre un rischio enorme: l’escalation!”.

Ius Soli: la cittadinanza italiana, cioè, concessa ai figli di immigrati nati e cresciuti nel nostro Paese. “In linea di principio non sono d’accordo – sottolinea l’avvocato – i miei modelli di riferimento sono le legislazioni vigenti in Austria e in America, per esempio. La concessione della cittadinanza deve essere permessa soltanto a esseri umani che siano entrati nella cultura del Paese che li ha accolti. Devono conoscere le regole della convivenza, essere andati a scuola, devono aver passato del tempo a confrontarsi con i cittadini di quello Stato, rispettandone tradizioni e principi. Se no, si rischiano delle accelerazioni che creano più problemi rispetto alle positività potenziali”.

“Legge Zan? Mi piaceva, poi ho riletto bene”

Proposta di Legge Zan: qual è il tuo pensiero in merito? “Subito mi era parsa una proposta innovativa e pregevole nei contenuti e nelle finalità, poi, in realtà, leggendola meglio ed interpretando meglio i concetti ivi espressi, ho cambiato idea. Anzi, sono rimasta delusa perché ho capito che in quella versione lessicale la proposta di Legge Zan apriva, in modo esagerato, ad una fluidità biologica che era contraria ai principi che hanno disciplinato la convivenza delle varie comunità di esseri umani nel mondo. Nell’ultimo testo che ho letto, non ho notato cambiamenti che mi abbiano fatto modificare il mio NO a tale ipotesi”.

Abbiamo conquistato i nostri diritti, ma dimenticandoci dei doveri

Cosa sognava, sperava, immaginava per il suo Paese quella giovane ventenne studentessa di giurisprudenza che negli anni ’70 aveva vissuto in diretta la stagione dei diritti? Qual è la valutazione di questa Italia di cinquant’anni dopo, sempre da punto di vista della cultura dei diritti civili e sociali? “Mi sono sposata molto presto e ho fatto subito dei figli – spiega l’avv. Berardini De Pace – Pur con questo incipit molto tradizionalista mi sono poi trovata a combattere per tutte le battaglie portate avanti dai radicali. Prima ero femminista, poi ho via via rivisto la mia posizione. Sognavo una Italia più educata, più civile, più moderna: mi ritrovo invece a vivere in un Paese sostanzialmente maleducato e poco rispettoso delle opinioni altrui. Sono sempre stata convinta che il punto di riferimento delle nostre vite sia quello della libertà di poter decidere sulle nostre scelte, soprattutto quelle fondamentali. Accanto però a questo diritto, sono stata educata a non dimenticarmi mai dei doveri connessi: e su questo aspetto credo che abbiamo preso invece derive non virtuose. Abbiamo conquistato collettivamente importanti diritti civili, ma ci siamo poi un po’ distratti ed abbiamo dimenticato, anche per pigra comodità, i nostri doveri. La sensibilità degli italiani, o, forse, sarebbe meglio dire della maggioranza degli italiani, si è sviluppata, si è aperta di più al riconoscimento dei diritti delle persone, soprattutto di quelle diverse da noi”.

La nostra chiacchierata con Annamaria Bernardini de Pace finisce qui e ci permette di poter sperare in un futuro migliore in questa materia delicatissima ma fondante per la nostra convivenza pacifica, nel rispetto della nostra identità. Come ci ha insegnato il fondatore di questa testata, non ci arrenderemo mai di fronte ai soprusi o ai divieti che limitino il nostro diritto alla libertà di scelta nell’assoluto rispetto delle parità e uguaglianze disciplinate dall’art. 3 della Costituzione.

Riccardo Rossotto

Tratto da “L’incontro